Posts contrassegnato dai tag ‘libertà’

Qui non si parla degli eccessi dei gay pride o della vita notturna, qui si parla di persone con gusti sessuali differenti. Persone come tutte le altre, con la sola colpa di amare una persona dello stesso sesso.
L’idea di amore non è legata ad una religione o ad un colore politico, non ci sono razze o linee di pensiero, l’amore è irrazionale ed unico in ogni sua forma. Ha un nome solo e rappresenta una cosa sola: il piacere di condividere la propria esistenza, o almeno una parte di essa, con un’altra persona.
Coloro i quali sono contro l’amore non possono davvero credere di essere nel giusto, ci deve essere altro, forse invidia, forse incapacità di amare nascosta dietro a ideali folli quali “La natura”, “Dio ci ha creati uomini e donne”, “Non è educativo”. Concetti che legano gli esseri umani ad odiare il più pulito dei sentimenti.
Non è possibile che nel 2013 dei giovani ragazzi siano costretti al suicidio perchè chiedono solo di amare. Non è possibile che coppie di amanti non possano unirsi in matrimonio o avere figli per la loro idea di amore. Tutti i più grandi pazzi della storia hanno avuto genitori eterosessuali, è un dato di fatto. Assassini, dittatori e pedofili hanno avuto genitori di sesso diverso, quindi a quanto pare l’eterosessualità nuoce all’educazione? No, come non lo fa l’omosessualità. È l’essere umano che fa la differenza.

20130811-193423.jpg

Non dovrebbe esserci colui che decide per noi. Frase fatta, certo. Chi non vorrebbe essere libero delle proprie scelte? Chi non desidererebbe svegliarsi la mattina ed avere la possibilità di decidere da solo il susseguirsi della giornata? Purtroppo abbiamo sempre chi decide per noi: in età prescolare i genitori, ai quali vanno aggiunti poco più tardi maestre e professori, poi arrivano i datori di lavoro e i capiufficio, persino allo stadio i capiultras vorrebbero importi il loro modo di guardare la partita. In età avanzata, quando finalmente sembra che una persona possa disporre del proprio destino, ecco che arrivano i grandi malanni ed allora sono i dottori a farla da padrona. Insomma non c’è un attimo di pace. Tuttavia…
Tuttavia una soluzione ci sarebbe e si chiama Coraggio.
Premettendo che non si potrà mai essere totalmente liberi, la mia idea è che si puó provare ad essere indipendenti. Il coraggio dell’Indipendenza porta a scelte difficili, talvolta apparentemente illogiche, sicuramente non comuni. Puó portare enormi cambiamenti nella vita di una persona, molte volte se ne traggono benefici tempo dopo aver preso la decisione di usarlo. Il coraggio è quello che ti fa alzare la mano per dire cosa non vada durante una riunione con il direttore, quello che non ti fa dire signorsì quando sarebbe il caso di farlo. Il coraggio è l’amico sincero che ti mangia dall’interno stimolando il tuo orgoglio se qualcosa non va come dovrebbe. Il coraggio è quello che manca a gran parte della popolazione mondiale e questa mancanza si vede nella vita di tutti i giorni: teste abbassate, facce incazzate, stress dilagante e, nel peggiore dei casi, suicidi e depressioni.
Il coraggio è quello che ci fa dire “Basta!” a tutto quello che ci circonda. La vita ci riempie di palliativi: la necessità di una bella vita, il denaro, la famiglia, il lavoro, il mutuo, i debiti, i conti da pagare, il campionato. Tutti motivi per cui nessuno puó seguire i propri sogni, perchè “Bisogna tirare avanti…”. Ma che cosa c’è da tirare avanti se non un’esistenza vuota con la testa abbassata? Si puó essere felici anche guardando negli occhi e dicendo qualche “No!”.

Coraggio, puoi!

FC

20130114-081006.jpg

La parola Libertà è stata sempre usata, abusata e stuprata. Combatterono per la libertà Robespierre in Francia e Cromwell in Inghilterra senza dimenticare Lenin in Russia. La Storia insegna che le rivoluzioni di questi personaggi abbatterono delle dittature per instaurarne altre. Oggi nell’Europa unita non esistono dittature. Tuttavia continuano le lotte di movimenti che combattono per la Libertà. Ma a che prezzo?

Parliamo dei già citati movimenti antagonisti, per essere chiaro mi riferisco a Black Bloc e simili. Persone che distruggono tutto in contrapposizione al Sistema, a questo Mondo che non va, a questa società consumistica e capitalista che imprigiona l’uomo dentro una gabbia fatta di menzogne e schiavitù. Il Caos è la risposta a tutto, nessuna regola e un odio smisurato verso tutto ciò che è legge, ordine, polizia. Nel nome della Libertà.
La Libertà. E chi non la pensa così pare che sia solo un dannato benpensante, schiavo e, sicuramente, fascista. Personalmente e civilmente, mi oppongo a questa definizione.

  • Non sono benpensante se penso che alla base di ogni rivoluzione debba esserci l’informazione, la capacità di un gruppo di persone di andare oltre i limiti imposti da uno Stato, alzando la voce e chiarendo il proprio pensiero, andando contro l’autorità, ma con la parola, il dialogo, anche quando il Potere risponde con i manganelli.
  • Non sono schiavo se ho un lavoro, penso alla mia famiglia, porto a casa un dannato stipendio e non voglio arrivare in ritardo alla mia scrivania perchè un gruppo di facinorosi occupa l’autostrada o distrugge una via.
  • Non sono fascista se dimostro la mia opinione con onestà, chiarezza, tranquillità e ascolto anche l’opinione altrui.
  • Non sono benpensante se credo fermamente che non è con i caschi e le spranghe che si fermano i manganelli e i lacrimogeni, ma con la fermezza delle proprie idee, con la parola e la capacità di far arrivare il mio messaggio a più gente possibile e i soprusi subiti nelle opportune sedi giudiziarie.
  • Non sono schiavo se penso che una risposta con caschi e spranghe dia al Potere la possibilità per addossare a me le colpe della violenza di uno scontro.
  • Non sono fascista se non cambio la mia opinione perchè, come già scritto, sono certo che senza informazione non può esserci nessuna rivoluzione.
I tempi sono cambiati, il web ha aperto porte che fino a qualche anno fa erano inimmaginabili e il caos dei vecchi tentativi (malriusciti) di rivoluzione può essere sostituito da una cronaca costante degli avvenimenti in corso, ma non possono essere dati filmati parziali, inquadrature convenienti, assenza totale del dibattito e del contradditorio, poichè queste cose le fa già il Potere, quel Sistema che si cerca di cambiare.
Non si può cambiare il Sistema comportandosi esattamente nello stesso modo ma in parole diverse.
Non la chiamo Libertà.Il suo nome è Dittatura.
Non è odiando i poliziotti che si combatte il Potere, ma comprendendo che quei poliziotti sono persone che hanno delle famiglie da mantenere, che magari non conoscono le ragioni di chi gli sta davanti, vedono solo delle spranghe, delle facce coperte e delle scritte che dicono “All Cops Are Bastards”. No, non tutti i poliziotti sono bastardi perchè, come diceva Pasolini, <<I poliziotti sono figli di poveri./Vengono da periferie, contadine o urbane che siano>>. In compenso non è difficile trovare figli di dottori ed avvocati, imprenditori e banchieri tra le fila dei contestatori (Non tutti, naturalmente, sia chiaro!). Ecco perchè molte volte questi “Dittatori della Libertà” non capiscono quanti disagi possa creare una strada occupata, un negozio bruciato, una macchina rovesciata e distrutta. Ecco perchè non comprendono che il dialogo con le persone può essere più forte di una spranga. Ma soprattutto ecco perchè non capiscono che per parlare con la gente non ci si può presentare sporchi e stracciati.
Per lanciare un messaggio alla gente bisogna innanzitutto dare loro quello che vogliono: l’apparenza. Mi spiego: Se entro in un centro sociale incravattato, profumato di tutto punto, con una segretaria, la prima impressione non sarà esattamente quella del rivoluzionario. Allo stesso modo, se parlo ad un moderato (che lo vogliano o no, rappresentano la maggior parte della popolazione) vestito “da centro sociale”, è molto probabile che io passi per pazzo drogato, anche se non ho mai toccato una canna in vita mia. Il mio messaggio non arriverà mai se non supero quella “Prima impressione” che suona tanto detestabile quanto è necessaria.
Ma il mio, fondamentalmente è un sogno: che si arrivi ad un dialogo, che si combatta con le parole e che si documenti senza rispondere alla violenza con altra violenza. Messaggi vecchi e sorpassati, ormai.
Flavio Coraglia
Voglio terminare questo post con lo scritto di Pasolini che riassume, moderno più che mai nonostante gli anni siano passati, il pensiero di quanto scritto finora.
E’ Triste. La polemica contro
il Pci andava fatta nella prima metà
del decennio passato. Siete in ritardo, figli.
E non ha nessuna importanza se allora non eravate ancora nati.
Adesso i giornalisti di tutto il mondo (compresi
quelli delle televisioni)
vi leccano (come credo ancora si dica nel linguaggio
delle Università) il culo. lo no, amici.
Avete facce di figli di papà.
Buona razza non mente.
Avete lo stesso occhio cattivo.
Siete paurosi, incerti, disperati 
(benissimo!) ma sapete anche come essere
prepotenti, ricattatori e sicuri:
prerogative piccolo-borghesi, amici.
Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte
coi poliziotti
io simpatizzavo coi poliziotti!
Perché i poliziotti sono figli di poveri.
Vengono da periferie, contadine o urbane che siano.
Quanto a me, conosco assai bene,
il loro modo di esser stati bambini e ragazzi
le preziose mille lire, il padre rimasto ragazzo anche lui,
a causa della miseria, che non dà autorità.
La madre incallita come un facchino, o tenera,
per qualche malattia, come un uccellino;
i tanti fratelli; la casupola
tra gli orti con la salvia rossa (in terreni
altrui, 
lottizzati); i bassi
sulle cloache; o gli appartamenti nei grandi
caseggiati popolari, ecc. ecc.
E poi, guardateli come si vestono: come pagliacci,
con quella stoffa ruvida che puzza di rancio
fureria e popolo. Peggio di tutto, naturalmente
è lo stato psicologico cui sono ridotti
(per una quarantina di mille lire al mese):
senza più sorriso,
senza più amicizia col mondo,
separati,
esclusi (in una esclusione che non ha uguali);
umiliati dalla perdita della qualità di uomini
per quella di poliziotti (l’essere odiati fa odiare).
Hanno vent'anni, la vostra età, cari e care.Siamo ovviamente d'accordo contro l'istituzione della polizia.
Ma prendetevela contro la Magistratura, e vedrete! 
I ragazzi poliziotti
che voi per sacro teppismo (di eletta tradizione
risorgimentale) 
di figli di papà avete bastonato,
appartengono all'altra classe sociale.
A Valle Giulia, si é così avuto un frammento
di lotta di classe: e voi, amici (benché dalla parte
della ragione) eravate, i ricchi,
mentre i poliziotti (che erano dalla parte
del torto) erano i poveri. Bella vittoria, dunque,
la vostra! in questi casi,
ai poliziotti si danno i fiori, amici/
“Popolo” e  “Corriere della sera”, “Newsweek” e “Monde”
vi leccano il culo. Siete i loro figli
la loro speranza, 
il loro futuro: se vi rimproverano
non si preparano certo a una lotta di classe
contro di voi! Se mai,
alla vecchia lotta intestina.
Per chi, intellettuale o operaio,
è fuori da questa vostra lotta, è molto divertente l’idea
che un giovane borghese riempia di botte un vecchio
borghese, e che un vecchio borghese mandi in galera
un giovane borghese.
Blandamente
i tempi di Hitler ritornano: la borghesia
ama punirsi con le sue proprie
mani.
Chiedo perdono a quei mille o duemila giovani miei fratelli
che operano a Trento o a Torino,
a Pavia o a Pisa, 
a Firenze e anche un po' a Roma,
ma devo dire: il Movimento Studentesco
non frequenta i vangeli la cui lettura
i suoi adulatori di mezza età gli attribuiscono,
per sentirsi giovani e crearsi verginità ricattatrici:
una sola cosa gli studenti realmente conoscono: 
il moralismo del padre magistrato o professionista,
la violenza conformista del fratello maggiore
(naturalmente avviato per la strada del padre) 
l’odio per la cultura che ha la loro madre, di origini
contadine, anche se già lontane. 
Questo, cari figli, sapete.
E lo applicate attraverso inderogabili sentimenti:
la coscienza dei vostri diritti (si sa, la democrazia
prende in considerazione solo voi) e l'aspirazione al potere.
Sì, i vostri slogan vertono sempre la presa di potere.
Leggo nelle vostre barbe ambizioni impotenti
nei vostri pallori snobismi disperati,nei vostri occhi sfuggenti dissociazioni sessuali,
nella troppa salute prepotenza, nella poca salute disprezzo
(solo per quei pochi di voi che vengono dalla borghesia
infima, o da qualche famiglia operaia 
questi difetti hanno qualche nobiltà:
conosci te stesso e la scuola di Barbiana!) 
Occupate le università
ma dite che la stessa idea venga
a dei giovani operai.
E allora:
“Corriere della Sera” e “Popolo”, “Newsweek” e “Monde”
avranno tanta sollecitudine
nel cercar di comprendere i loro problemi.
La polizia si limiterà a prendere un po’ di botte
dentro una fabbrica occupata? 
E’ un'osservazione banale;
e ricattatoria. Ma soprattutto vana:
perché voi siete borghesi
e quindi anticomunisti. Gli operai, loro,
sono rimasti al 1950 e più indietro.
Un'idea antica come quella della Resistenza (che andava contestata venti anni fa,
e peggio per voi se non eravate ancora nati)
alligna ancora nei petti popolari in periferia.
Sarà che gli operai non parlano né il francese né l'inglese,
e solo qualcuno, poveretto, la sera, in cellula,
si è dato da fare per imparare un po' di russo.
Smettetela di pensare ai vostri diritti,
smettetela di chiedere il potere.
Un borghese redento deve rinunciare a tutti i suoi diritti
e bandire dalla sua anima, una volta per sempre,
l'idea del potere. Tutto ciò è liberalismo: lasciatelo
a Bob Kennedy.
I Maestri si fanno occupando le fabbriche
non le università: i vostri adulatori ( anche comunisti) 
non vi dicono la banale verità che siete una nuova
specie idealista di qualunquisti come i vostri padri,
come i vostri padri, ancora, figli.
Ecco,
gli Americani, vostri adorabili coetanei,
coi loro sciocchi fiori, si stanno inventando,
loro, un linguaggio rivoluzionario “nuovo”!
Se lo inventano giorno per giorno!
Ma voi non potete farlo perché in Europa ce n'e già uno:
potreste ignorarlo?
Sì, voi volete ignorarlo (con grande soddisfazione
del “Times” e del “Tempo”).
Lo ignorate andando, col moralismo delle profonde province,
“più a sinistra”. strano,
abbandonando il linguaggio rivoluzionario
del povero, vecchio, togliattiano, ufficiale
Partito Comunista, ne avete adottato una variante eretica
ma sulla base del più basso gergo dei sociologi senza ideologia (o dei babbi burocrati).
Così parlando,
chiedete tutto a parole,
mentre, coi fatti,
chiedete solo ciò
a cui avete diritto (da bravi figli borghesi):
una serie di improrogabili riforme, l’applicazione di nuovi metodi pedagogici
e il rinnovamento di un organismo statale.
Bravi!
Santi sentimenti!
Che la buona stella della borghesia vi assista!
Innebriati dalla vittoria contro i giovanotti
della polizia costretti dalla povertà a essere servi,
(e ubriacati dall'interesse dell’opinione pubblica
borghese con cui voi vi comportate come donne
non innamorate, che ignorano e maltrattano
lo spasimante ricco) 
mettete da parte l'unico strumento davvero pericoloso
per combattere contro i vostri padri:
ossia il comunismo.
Spero che l'abbiate capito
che fare del Puritanesimo
è un modo per impedirsi
un'azione rivoluzionaria vera.
Ma andate, piuttosto, figli, ad assalire le Federazioni!Andate a invadere cellule!
Andate ad occupare gli uffici
del Comitato Centrale! Andate, andate
ad accamparvi in Via delle Botteghe Oscure!
Se volete il Potere, impadronitevi, almeno, del potere
di un partito che è tuttavia all'opposizione
(anche se malconcio, per l’autorità di signori
in modesto doppiopetto, bocciofili, amanti della litote,
borghesi coetanei dei vostri stupidi padri) 
ed ha come obiettivo teorico la distruzione del Potere.
Che esso si decida a distruggere, intanto,
ciò che di borghese ha in sé, dubito molto, anche se col vostro apporto,
se, come dicevo, buona razza non mente…Ad ogni modo: il Pci ai giovani!Ma, ahi, cosa vi 
sto suggerendo? cosa vi sto
consigliando? A cosa vi sto sospingendo?
Mi pento, mi pento
Ho preso la strada che porta al minor male,
che Dio mi maledica. Non ascoltatemiAhi, ahi, ahi,
ricattato ricattatore,
davo fiato alle trombe del buon senso!
MI son fermnato appena in ternpo,
salvando  insieme,  il  dualismo  fanatico  e  l’ambiguità…Ma  son  giunto  sull’orlo  della
vergogna…(oh Dio! che debba prendere in considerazione
l’eventualità di fare al vostro fianco la Guerra Civile
accantonando la mia  vecchia idea di Rivoluzione?)