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Adesso sono stanco, frustrato, nervoso, irritato. Ancora meglio: schifato. Non è bastato fare la figura della Repubblica delle Banane nella vicenda Maró. Non è bastato avere delle elezioni inutili senza risultati certi, non bastano le notizie sulla giustizia che ogni giorno ci fanno capire che viviamo in un Paese al limite della decenza, spesso sotto lo stesso. Adesso abbiamo anche i saggi.
Con gran colpo da maestro dell’illustrissimo Presidente NapolitAno, ci è toccata anche questa umiliazione. Non esiste un politico in grado di reggere il peso di un governo? Mettiamo vecchie cariatidi e diamogli l’appellativo di “saggi”. Ma qualcuno si rende conto che stiamo arrivando all’amaro, perchè la frutta è ormai passata? Quanto dovremo ancora subire queste umiliazioni da parte dei nostri cosiddetti governanti? Non ci stanchiamo proprio mai di essere presi in giro?
Una Nazione governata da un consiglio dei saggi. Roba da antica Grecia, da città-stato della mitologia, da villaggio afgano, da vergogna allo stato puro…
E di grazia, vorrei chiedere all’illustrissimo Presidente, cosa dovrebbero risolvere questi saggi, quali mosse argute ed innovative potranno inventarsi per risollevare il Paese? Escluderanno il Parlamento e decideranno tutto loro come conviene in qualsiasi città-stato?
Possiamo ancora pronunciare a testa alta la frase “Io sono italiano”? Basta accendere la televisione e scoprire che siamo in mano a dei saggi per avere la risposta.

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Sacrifici, corruzione, nuove imposte e aumenti di quelle esistenti, soldi che spariscono dalle tasche degli italiani e compaiono nei conti esteri dei politici. Gente comune che non riesce a pagare il mutuo o l’affitto per la casa e rappresentanti del popolo che non si accorgono che gliene stanno costruendo o ristrutturando una.
Che Paese stupendo l’Italia, dove gli imprenditori e i pensionati sono costretti a suicidarsi, gli operai si danno fuoco in piazza e i politici non riescono a capire esattamente a quanto ammonti il loro stipendio in confronto ai loro colleghi europei.
Che Paese magnifico l’Italia, culla della cultura e costretta a vedere i propri monumenti disgregarsi per la mancanza di fondi destinati al loro restauro. Una terra che ogni Nazione ci invidia, che vorrebbe avere per poter utilizzare l’enorme potenziale che nasconde e che quello sciocco popolo italiano non ha il coraggio, la forza, l’onesta di sfruttare in pieno.

Governi che crollano, sostituiti da tecnici che mettono dinnanzi agli occhi di tutto il Mondo l’inutilità della politica, sindacati che ormai della lotta sociale o dei diritti dei lavoratori ne sanno quanto un sovrano medievale poteva saperne della coltivazione del cavolo, articoli fondamentali dello statuto dei lavoratori denominati “vecchi”, lavoratori che con i loro assenteismi e menefreghismi danno ragione a chi vuole toglier loro ogni diritto.

Che Paese magnifico, l’Italia.

Flavio Coraglia