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Campi Rom, disoccupazione, debito pubblico da Terzo Mondo, strade che si sgretolano, delinquenza giovanile, interi quartieri abbandonati, vita notturna colpita a morte per colpa di bigotti residenti del centro cittadino.
Cosa sono questi piccoli problemi in confronto alla necessità primaria del centrodestra torinese di cambiare nome a Corso Unione Sovietica, con conseguente disagio per più di 6000 cittadini che dovrebbero modificare documenti con costi per le anagrafi e motorizzazioni evitabilissimi?

La sterile, agostiana, tanto idealista quanto sciocca polemica sul nome “Corso Unione Sovietica” si ripresenta puntualmente ad ogni campagna elettorale e in periodi critici per il Comune di Torino. Inspiegabile come alcuni politici possano immaginare che ai torinesi interessi qualcosa del nome di un Corso, di una strada, tra l’altro tra le principali della viabilità. Viene da chiedersi se certe persone abbiano una minima idea del disagio quotidiano che i cittadini devono vivere in questo periodo storico. Tuttavia ci sarebbe da avere paura delle risposte, viste le premesse.
Chiedano ai residenti onesti di quartieri come Barriera di Milano, Madonna di Campagna, San Salvario, Porta Palazzo, Vallette e ai testimoni del degrado di Piazza Bengasi sempre più evidente, cosa pensano di questa importantissima proposta.
Un consiglio: non accusateli di populismo se vi indicano il nome del paese in cui andare a cambiare i nomi delle vie.

Fc

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