Archivio per la categoria ‘Diari Vegetati’

Tornato in Patria dopo 181 giorni di quelle terre polverose, povere, desolate, in guerra.
181 giorni di lavoro, soddisfazioni, incazzature, delusioni, conquiste, lezioni date e ricevute. Giorni di amicizia, scontri, paura, divertimento, noia (poca) e fatica.
Ora è tempo di tornare agli affetti, agli amici, al divertimento, alla pioggia, alla neve, al relax, ma anche al lavoro che ci sarà dopo le meritate ed attesissime vacanze.
Voglio ringraziare i miei genitori, alla mia fantastica ragazza, a tutti i miei cari compagni e anche ai colleghi con i quali ho diviso questa esperienza, nel bene e nel male.
Grazie a tutti.
Un saluto va anche all’Afghanistan, con l’augurio che la gente e la vita possano migliorare in quel posto dimenticato da qualsiasi dio.
Flavio

GIRO DI BOA

Pubblicato: 11 luglio 2010 in Afghanistan 2010, Diari Vegetati

Ecco arrivato il fatidico giro di boa dei tre mesi…
Quante cose sono successe e quante ne devono ancora succedere. E quanto si impara a conoscere le persone. Nel bene e nel male. Forse è questo il lato di questa missione che lascia più l’amaro in bocca, ma allo stesso tempo ti rende migliore. Conosci le persone. Capisci chi sono quelli con cui puoi lavorare in determinate situazioni e chi sono quelli con cui puoi al massimo prendere un caffè allo spaccio o scovolare un FH.

Tuttavia l’esperienza è positiva.
Adesso vola tempo! Vola!

Flavio

QUELLO CHE MANCA…

Pubblicato: 27 giugno 2010 in Afghanistan 2010, Diari Vegetati

Quello che manca dopo tre mesi lontano da casa, in un paese come l’Afghanistan, è la quotidianità.

Noi non ci facciamo caso quando siamo nelle nostre case, nelle nostre vite, ma quello che viviamo è unico. Le persone, gli amici, gli amori, i parenti, ogni persona che conosciamo ogni giorno ci da qualcosa. E quel qualcosa manca, qui.
Quello che manca è vedere le strade della propria città, vivere le giornate e le serate con le luci familiari. Bere una birra nei tuoi posti, sentire le voci delle tue piazze e la musica dei tuoi locali.

Forse è lei che dopo gli affetti mi manca di più: la mia Torino. La mia splendida, unica, Torino. La mia città, la mia Storia. Tutti vogliamo lasciarla, per andare in posti lontani, vedere il mondo, ma lei ci chiama sempre a se. Fa in modo di mancarci, di farci provare nostalgia per i suoi portici, le sue colline, i suoi lunghi corsi, la sua multirazzialità, la sua immondizia, i suoi casini, il suo rumore, la sua vita. Torino. Ecco quello che manca…

PAESAGGI AFGANI

Pubblicato: 20 giugno 2010 in Afghanistan 2010, Diari Vegetati





PAUSE DI RIFLESSIONE

Pubblicato: 31 maggio 2010 in Afghanistan 2010, Diari Vegetati

Il bello del periodo dei turni di guardia è che hai una cosa preziosissima: la privacy.
E’ questo forse che manca più di tutto qui. Quei momenti di cui ognuno di noi ha bisogno per riflettere, pensare un po’ a se stessi.
In quei momenti sei solo. Certo, l’attenzione è sempre alta verso ciò che ti circonda ma hai anche il tempo per fermare la mente qualche istante e pensare a quelle cose che solo noi possiamo sapere.

“Ragazzi sono morti due italiani a Bala Murghab!”… Quando ti svegli con queste parole, sai già che non sarà una giornata semplice.

Primo pensiero, avvertire famiglia e fidanzata, poi gli amici. “Sto bene, non preoccupatevi”. Facile a dirsi, vero? Non preoccupatevi. Come puoi dire ad una persona distante 6000 Km di non preoccuparsi e sperare che ti ascolti? I pensieri che hai in testa tu, sulle persone a casa sono moltiplicati dieci, cento, mille volte… Ma dentro te speri che ti ascoltino, che capiscano che tu con quell’attentato non centri nulla e che stai bene, la cosa più importante.
Tu stai bene, si. Fisicamente e in gran parte mentalmente. Vuoi perchè quelle persone le conoscevi, ma i rapporti non erano certo così stretti. Tu stai bene, si. Ma quelle persone le conoscevi, le avevi viste, osservate, sentite parlare. Allora inizi a pensare, ma sai che non deve durare, perchè l’unica cosa che puoi fare è rendergli omaggio. Con una preghiera, un pensiero, chi una lacrima, un sorriso.
Sono morti per il loro lavoro. Questo bellissimo, unico lavoro, al quale dedichiamo la nostra vita che a volte, maledetto, se la prende.

Ora basta con le parole. Il pensiero va alle famiglie, alla moglie del Sergente (Ora Sergente Maggiore) Massimiliano Ramadù e alla fidanzata del Primo Caporalmaggiore (Ora Caporalmaggiore Scelto) Luigi Pascazio, ai loro amici e a tutte le persone che volevano loro bene.

Ora basta con le parole. E’ ora del silenzio.

Addio Ragazzi.

CAPITA ANCHE QUESTO

Pubblicato: 21 aprile 2010 in Afghanistan 2010, Diari Vegetati

I piccioni, le colombe, chi di noi è mai riuscito a prenderne qualcuno in mano, accarezzarlo, dargli baci, riuscire a farlo avvicinare ad un altro volatile, senza che questi fuggisse e poi riprenderlo e baciarlo ancora per portarlo, infine, con sè in casa? Alzi la mano chi è riuscito nell’impresa…

Impresa riuscita a due bimbi afgani, grazie a sorrisi, piccole rincorse e parole sussurate… Impresa riuscita a figli di un popolo che ha la guerra nel sangue. Impresa dell’innocenza che ancora una volta vince sulla natura umana.

CULTURE

Pubblicato: 18 aprile 2010 in Afghanistan 2010, Diari Vegetati

Ogni Paese ha la sua storia. Ogni storia ha bisogno del suo tempo per insegnare. Ogni uomo ha bisogno di tempo per imparare.
Ogni giorno si scopre un pezzo della storia di questo Paese. Anzi di Storia, perchè essa è viva e si scrive giorno per giorno.

Lo chiamano “Vento dei 120 giorni”, perchè questo è il periodo durante il quale soffia su tutto l’Afghanistan e porta con sè sabbia, polvere e vita. Millenni di Afghanistan nel suo nome. Voci, risate, lamenti, odori, guerre, odio e sangue. Tutto trasportato da questo testimone della Storia.

SUN IS BACK

Pubblicato: 18 aprile 2010 in Afghanistan 2010, Diari Vegetati

Dopo un’inspiegabile giornata di pioggia, ma che è servita a togliere l’afa, oggi il sole è tornato con tutta la sua “calura” e sta già recuperando il tempo perduto!

Per il resto, la cosa importante è sempre “RELAX, TAKE IT EASY”…

Buongiorno a tutti!

PIOGGIA A HERAT

Pubblicato: 17 aprile 2010 in Afghanistan 2010, Diari Vegetati

Ha iniziato questa notte. Leggera, quasi impercettibile. Sulle prime l’incredulità di chi è certo che nel deserto non possa succedere. Poi la certezza: pioggia.
Leggera, quasi impercettibile. Pioggia come neve di sabbia. In controluce appare fitta, ma sulla pelle non si sente.
Scende come la pioggia, leggera come la neve, impercettibile e malinconica come la distanza.
Pioggia a Herat